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Ciao Andrea. Gli amici e i colleghi fotografi ricordano il fotoreporter italiano scomparso in Ucraina

Il professor Piero Pozzi che lo ha avuto come studente al Politecnico di Milano:
“Mi hanno sempre colpito la sua passione, il suo sguardo pulito e la capacità di compiere un’opera di sintesi tra la tragedia della realtà e, contemporaneamente, la sua misteriosa bellezza”.
Giovedì 5 giugno alla Triennale, prima dell’inizio della conversazione tra Cristina Lucchini e Giovanni Gastel, nell’ambito degli incontri organizzati da Afip e CNA denominati “lectio magistralis di fotografia e dintorni” si è voluto ricordare Andrea Rocchelli, il giovane fotografo italiano ha perso la vita, in Ucraina, mentre cercava di svolgere il suo lavoro-missione al meglio. Andrea è stato uno studente del Politecnico di Milano (Scuola del Design), laureatosi con una tesi sulla Fotografia. Il prof. Piero Pozzi che lo ha avuto come allievo lo ha così ricordato:
“Come accade in questi casi, sono rimasto incredulo, ho avuto bisogno di controllare sui siti; eppure ancora, quasi, non ci credo; non sembra possibile.
Andrea era certamente una persona particolare, una persona viva, sempre alla ricerca e decisa a tuffarsi là dove si sentiva chiamato ad andare. La sua tesi di laurea al Politecnico seguiva e sviluppava l’idea di una “fotografia sostenibile”, di una fotografia in grado di non rendere ricco l’autore delle immagini ma di ridistribuire o condividere gli eventuali proventi delle fotografie o, ancora, ipotizzare progetti di collaborazione dove la fotografia poteva rappresentare un utile veicolo per far conoscere situazioni umane.   La passione e lo sguardo “pulito” lo hanno portato a crescere in questi anni nella capacità di raccontare davvero la realtà di volta in volta incontrata portando il lettore delle immagini a “muoversi-con” a commuoversi con i soggetti e i fatti mostrati. Una capacità che veniva maturando, come nei migliori fotografi, per compiere un’opera di sintesi tra la tragedia della realtà e, contemporaneamente, la sua misteriosa bellezza.   Spero di riuscire a ricordare e conservare il più a lungo possibile quello sguardo apparentemente ingenuo e innocente, ma contemporaneamente attento e non superficiale. L’ultima volta ci siamo visti in triennale, per la mostra “L’arte al tempo della crisi”- progettata con le amiche di “Sguardi altrove”, dove avevamo esposto delle immagini, e gli avevo, inutilmente, e lo sapevo, raccomandato prudenza, sapendo della sua recente paternità.   Oggi il pensiero, oltre a lui e ai suoi occhi vivi e sorridenti, va alla sua giovane famiglia e agli amici di Cesuralab, e, ancora, ai miei studenti, che possano imparare a guardare al presente con la passione e la voglia di progettare e rischiare per ciò che sembra più giusto e che vale.   Queste righe sono un dovuto tributo ad Andrea, immaginando che lui possa riapparire e dirci che no, non é lui quello morto, e prenderci in giro per le parole scritte. Molta commozione, un minuto di silenzio e un grande applauso.

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